La Grande via Transiberiana con Svetlana (parte 5 – Ulan-Bator, Mongolia)

La mattina dopo ci dirigiamo al parco nazionale Gorkhi Terelj, situato vicino al nostro campeggio. E` famoso per le numerosissime roccie a che il vento come scultore aveva dato delle forme diverse. La piu` famosa si chiama la pietra di tartaruga.  

 

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Andiamo alla chiesa buddista – il centro di meditazione Ariabal che si trova alla cima della roccia. Purtroppo, negli anni 30 al communismo la chiesa e` stata distrutta e rifatta solo alcuni anni fa, anche se la natura era sempre rimasta intatta. Le roccie stanno sempre li`, come 300 anni fa quando fu fondato il primo monastero in questo posto. Ci aspettano 108 gradini, lungo i quali si vedono delle insegne con citazioni dal buddismo in mongolo e inglese.  A meta` strada c’e` un grandissimo tamburo che devi girare per sapere il numero della citazione che ti corrisponde. La mia frase mi dice: “Potresti mai immaginare che tutto il mondo e` solo una foce, piena di foco». Fino ad oggi non ce l’ha fatta a capirla. 

 

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L’aria lassu` e` talmente pulita che comincia a girare la testa. 

 

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I turisti scendono in silenzio assoluto, ognuno pensa alla propria citazione e al senso della vita…  
Andiamo a pranzo tipico, le tavole sono gia` apparecchiate. A dire la verita`, le ossa di agnello alla griglia mi spaventano proprio, ma specialmente per i vegetariani hanno cucinato “i buusi” con ripieno di verdura.  I mongoli mangiano tanta carne di montone, invece il pesce non c’e` quasi mai, perche` credono che ha l’anima…

 

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Il nostro autista “l’acciaio inossinabile” intanto le mangia volentieri e non fa neanche caso che Choli porta da sola tutto il vassoio con la vodka “Chinghishan” e dodici bicchierini al mio gruppo. Il gruppo sembra molto contento. Dopo pranzo si va a trovare una famiglia mongola. Ci fermiamo un attimo per strada a comprare dei dolci per i bambini mongoli. 

 

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Anche i mongoli per piu` di 200 anni erano sotto il giogo di Manciuria e altri 70 anni – sotto l’influenza politica e economica dell’URRS, non si consideravano mai degli schiavi e non avevano la mentalita` coloniale. Anzi, con l’auito dei grandi imperi che occupavano dei territori immensi, i mongoli avevano sempre avuto la liberta` interna. La loro vita e` molto ordinata, sono delle persone molto tranquille, i tempi non li stringono. Si trasferiscono sempre ai pascoli dove c’e` piu` erba per il bestiame, non dipendono neanche dai territori.   
Ci aspettano nelle yurte che assomigliano alle nostre…  

 

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Tutti inteneriti diamo subito alla mamma con bambino tutti i cioccolattini che abbiamo comprato. La mamma accetta i doni e ci invita a tavolo. Choli ci ha spiegato alcune tradizioni e superstizioni mongole. Non si mette mai il piede sulla soglia della yurta, non ci si siede mai nell’angolo al nord della yurta senza un invito speciale, non si va via senza assaggiare quello che ti offrono i padroni.  

 

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L’idillio si rompe solo per un minuto quando nella yurta si sente lo squillo di iphone. La padrona, imperterrita lo prende dalla tasca del suo vestito nazionale per rispondere. Vediamo che e` il sei, chi aveva dei dubbi? 

Dopo Delia, Ana e Maria vanno a fare un giro a cavallo, sicuramente dopo aver firmato un patto che la ditta non ha nessun responsabilita` per qualsiasi danno, mentre noi godiamo una bellissima serata.  

 

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Gli allevatori che vivono in deserto Gobi passano l’estate nei posti meno caldi, piu` vicino alle montagne dove c’e` la buona vegetazione, in autunno invece si trasferiscono in steppa e Gobi dove cresce prima l’erba. L’inverno invece passano nelle zone meno fredde, nelle foci, nelle velli, a pie dei monti. Ma ora facciamo gia` fatica a capire se la famiglia degli allevatori che abbiamo visto fa veramente questa vita oppure cucina il formaggio che ci ha offerto in microonde.    
Il prossimo giorno noi abbandoniamo le nostre yurte, salutando calorosamente i padroni del campeggio, lascio alla ragazza mongola Tuya che mi fa insegnato di giocare a ping-pong dei dolci russi e nella mia yurta – un libro in russo di Viktor Pelevin. Torniamo a Ulan-Bator e guardiamo il suo panorama dall’alto e poi ad un tratto incontriamo le nostre amiche cilene che ci erano accompagnate da una guida molto silenziosa che sa al massimo 20 parole in spagnolo. 

 

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Choli ci porta a visitare due o tre negozi di pura cascimirra, due negozi di seta e poi di nuovo ci parla del buddismo e delle chiese contrastevoli. 

 

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La sera ci aspetta lo show folcloristico e andiamo in albergo nelle nostre camere che sembrano le celle di asceti. Dormivo molto meglio nella mia yurta.

 

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La mattina saluto Choli – e` il suo ultimo gruppo, ha fatto una piena stagione turistica e ora sogna di fare la maglia per il bambino che aspetta. Lo vuole chiamare Naran, che vuol dire “il sole”. Le signore spagnole si sono affezionate a Choli e ognuna le augura felicita` e da` dei consigli che forse capiranno solo le mamme. Ed io intanto cerco il nostro nuovo cuccettista, questa volta e` cinese! 

 

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Nel treno cinese subito ti immergi nella realta` talmente diversa che non ha nient’altro che accettarla. I cuccettisti non capiscono neanche il linguaggio dei gesti, devo sempre portare in giro un foglietto e una penna e disegnare delle tazze, cuscini, cucchiaini e anche la radio che suona troppo alto. Pero` quello che il cinese non vuole capire non capira` mai. Sempre con l’aiuto dei gesti e anche dei dollari e delle lacrime riesco a dare alla famiglia boliviana uno scompartimento separato, i numeri dei posti letto dei treni russi non coincide per niente con quelli cinesi. Ana pero` e` costretta a viaggiare con una grande famiglia cinese, entro nel suo scompartimento a conoscere i piccoli gemelli cinesi, che sono piu` che uguali e mangiano dei biscottini, seduti proprio sul cuscino di Ana. “A casa mia” trovo invece una signora che assomiglia la mia insegnante della prima elementare, un anziano mongolo che mangia qualcosa con un grosso cucchiaio da un barattolo di vetro e un signore di eta` media che legge un libro di vikingi. Tutti guardano la mia valigia senza muoversi. Saluto tutti in ingese e metto la mia valigia su, al terzo piano, il mongolo mi fa un cenno di saluto, continuando a mangiare. 

 

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Do` al mio gruppo il solito te`, caffe` e zucchero e cerco di analizzare la situazione se e` di nuovo indispensabile comprare una bottiglia di vodka. Ma la maggioranza come io riesce a trovare lo zen – Oscar spalma la carne mongola su un piezzo di pane secco, Roksana invece non smette di fare le foto della steppa. Trovo le cilene, le due ragazze stanno proprio male dopo aver mangiato qualcosa. Assieme alla terza cilena – Lorena – andiamo al vagone del ristorante e per strada incontriamo tantissimi americani, i francesi dal nostro primo treno a Ekaterinburgo e un gruppo misto dei cinesi, coreani e mongoli.  Prendiamo un te` dai sacchetti e ammiriamo la steppa. I paesaggi sono incantevoli e molto diversi, non sono rovinati dalla presenza umana. Alla linea dell’orizzonte ci sono sempre delle bellissime colline, si intravedono delle roccie o le pietre, a volte la steppa diventa un deserto sabbioso, ma poi continua nel bosco. E dappertutto si vedono delle yurte con il bestiame che voga attorno, ce ne sono delle mucche, le capre, le pecore, i cavalli, i camelli e gli yak.  

 

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Al treno cinese abbiamo il pranzo e la cena inclusi, basta concordare l’ora di pasto. Bisogna riuscire a mangiare dopo i francesi ma prima degli americani e lasciarci anche un intervallo di almeno 4 ore. Dopo cinque minuti di discussione in gesti, la mongola comincia gia` a parlare il russo. E tutte e due ci mettiamo a ridere – Surma aveva vissuto in Russia, nella provincia di Buriatia e ricorda quegli anni con tanta nostalgia, mentre mi parla della sua vita riesce a mettere tutti i piatti sui tavoli come se fosse una ballerina. Il ristorante si riempie del calore e della gente che continua a venire e in qualche momento capisco che neanche Surma ce l’avrebbe fatto a portare da mangiare a cosi` tanta gente. Lo capisco e comincio a darle una mano.  

 

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Il mio gruppo e` sempre in nirvana, mangia tutto quello che portiamo e guarda il paesaggio dalla finestra. Li portiamo anche un po` di birra mongola. Siccome mancano le sedie, trovo uno sgabello a tre piedi e mi metto in angolo. Ma mi invita a tavolo una coppia straniera – l’olandese di 35 anni, innamorato pazzo di una bellissima signora brasiliana sui 50. Parliamo un attimo di Rio, Amsterdam e Russia e non riesco a capire in quale lingua stiamo parlando. E` la mescolanza del portoghese, spagnolo, tedesco, inglese e qualche altra lingua internazionale, comprensibile solo in questo treno. Mi sento la persona del mondo.
Scendiamo a respirare un po’ d’aria alla stazione Choir, proprio quella dove scendevamo nella mia infanzia per andare al villaggio militare. Vedo in lontananza delle case prefabbricate con delle yurte attorno e mi sembra di aver ricordato qualche immagine.

 

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Faccio un giro per il treno, disegno al cuccettista della prima classe dei tovaglioli di carta, aiuto ai gemelli cinesi di scendere dal lettone e aiuto Ana di salirci, regalo a Roksana un sacchetto di plastico con delle matrioshkine, perche` ne fa collezione. Do qualche medicina alle ragazze cilene che stanno ancora male. Torno nel mio scompartimento e faccio l’altro tentativo di conoscere i miei vicini: il signore con un libro e` finlandese ed io lo scopro con un gran piacere. Lui invece rimane tranquillo ascoltando la mia storia delle avventure in Finlandia, ma poi mi offre dei biscottini finlandesi. Aveva fatto tutto sto viaggio da Helsinki e sara` un introverso.  

 

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Faccio conoscenza anche con “l’insegnante della prima elementare”, la bellissima Franky e` inglese e   si capisce subito dal suo umorismo. Ascoltando il suo accento perfetto, costruzioni fraseologiche e battute ironiche quasi quasi chiudo gli occhi, la mia insegnante interna gode il suo inglese. Franky arriva da Mosca con un diario pieno di avventure. Il suo primo diario l’ha scritto nel suo primo viaggio che ha fatto fuori d’Inghilterra, quando e` morto suo marito. Aveva deciso di andare in Argentina e solo perche` le piaceva il nome del paese lontano. Alla fine il suo diario e` stato pubblicato da una casa editrice assai grande e ora lei continua a viaggiare. Alla Piazza Rossa a Mosca Franky ha visto il Sir Putin (certamente solo dal finestrino della sua macchina blindata), e ci credo subito, perche` so che spesso le cose piu` incredibili ci succedono proprio cosi`. Poi ha preso il treno Mosca-Novosibirsk senza fermate e sicuramente ha sbagliato i giorni, visto che non poteva neanche immaginare quanto era lontano. “Stavo sempre dormendo. Mi addormentavo di fronte al mio vicino di scompartimento – un uomo russo con la barba lunga e quando mi svegliavo vedevo gia` al suo posto una signora molto elegante…”  Pero` la storia piu` drammatica le e` capitata quando ha conosciuto una famiglia americana che si era decisa a fare questo viaggio, essendo completamente sicura che nei treni c’e` la doccia e che portano sempre da mangiare come in aereo.  Da quel giorno quando mi trovo in una situazione difficile ricordo sempre come sarebbero le faccie di quei signori americani. Mi aiuta a calmare e capire che non e` ancora il peggio.   
Il finlandese introverso viaggia con il gruppo, ha anche un tour-leader, un svelto ragazzo da Atana che ha preparato a tutti un quiz di conoscenza della storia russa, le citta` che hanno visitato, compreso la Mongolia. Il signore mi guarda un po` indeciso, pensando alle domande su Caterina I e mi offre ancora un po` di biscotti, basta che lo aiuti.   
A cena riesco a riconoscere chi e` “l’Uomo navigato”. E` la guida che ha fatto piu` di quindici anni, lavorando sulla Transsiberiana! Yuriy ne ha viste tutte di quelle strade, in estate e in inverno, conosciuto parecchie persone, i suoi occhi brillano di energia e zen allo stesso tempo. Ha visto come sul treno nascevano delle storie d’amore e poi di separazione, ha prevenuto  la morte clinica, ha cercato e trovato dei bambini persi sul treno, ha fatto da facchino e da cameriere, ha cambiato i soldi anche se una volta c’e` un rischio di carcere, conosce tutti i guardiani e cuccettisti.  Mi parla mentre portiamo i piatti ai turisti. Nel suo gruppo ci sono due persone che non sopportano la glutine, uno non mangia la carne e altri due invece non mangiano il pesce, e c’e` anche un signore che e` allergico alle noci, compreso anche delle piccole sostanze. E sicuramente, non e` tutto… “Ti abituerai presto, – mi dice, – col tempo saprai tutto e potrai anche predirlo, imparerai a non reagire con emozioni, prescindere da tutto e godere la realta`”.   Gli faccio di si e capisco che una volta, dieci anni fa c’era un’altro “Uomo navigato” che avevo incontrato sulla motonave dove ho lavorato con i turisti. Mi diceva le stesse cose, ma io non ci potevo credere e dicevo che non saresti tornata. E invece ci sono rimasta per 5 anni. Ma saro` mica tornata anche qui sulla Transsiberiana?  
Il nostro treno arriva alla frontiera ed io avviso tutti di smettere di bere la birra, perche` Yuriy dice che il nostro treno puo` stare per due, tre o anche quattro ora in frontiera, visto che il nostro treno sara` rimesso su altro tipo di binari. Prima sembra uno scherzo, ma poi vediamo com’e`:  
 

 

оооооооооооо

 

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