La Grande via Transsiberiana con Svetlana (parte 3 – il lago Bajkal e Irkutsk)

Prendiamo il treno a Irkutsk senza avventure, faccio subito a discutere il menu per i pasti di domani. Faccio la ninna nanna ai turisti di prima classe, cerco di calmare le spagnole che hanno arrabbiato i miei vicini di scompartimento che stavano gia` dormendo, do delle istruzioni a tutti e vado a letto! Ci aspetta un viaggio di quasi 30 ore!
 La mattina vedo i miei vicini gia` rassegnati, guardano con tanta compassione come faccio la ginnastica, correndo per i vagoni del treno, mi offrono dei pasticini russi e parlano della loro citta` natale di Achinsk dove tornano dai parenti, avendo passato gia` 3 giorni in treno. Finalmente vedo la classica scena nel treno russo, dove la gente mangia delle uova sode, il “Ramen” e c’e` la solita mescolanza degli odori. Di notte abbiamo passato per tantissimi villaggi e citta`, la stazione “Taiga” situata nella profonda Taiga, i fiumi Yaya, Kiya, Chulim. Lungo la strada ogni tanto si vedono delle vecchie torri idrauliche che una volta alimentavano le locomotive passanti. Questa torre qua` che era acconto alla stazione Yaya non l’abbiamo vista dal vivo, ma ci sara` sempre un motivo per tornare.  

 

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A colazione do a tutti dei “prianiki” – altri dolci tipici russi e subito dopo tutti tornano di nuovo a letto a dormire, ascoltando il battere della pioggia. Solo Roksana rimane appicicata alla finestra, facendo delle foto di ogni stazione, uscendo a fumare su ogni stazione, gia` stanca di comprare degli orsacchiotti dalla cuccettista. Ci salutiamo calorosamente con dei vicini di Achinsk e poi mi preparo il te` nel famoso bicchiere firmato. Comincio ad avere la sensazione della strada senza inizio e la fine. Come una volta disse Edgar Po: “Tutte le strade sono veramente le opere d’arte”. E sembra che si puo` starci tutta la vita davanti alla finestra e diventare Uno-che-guarda e perdere tutto il resto. Penso al mio papa`, quante volte l’avra` fatta lui questa strada e quanto difficile li era andare sempre piu` lontano dalla casa. Mi ricordo il mio lavoro sulla motonave e la navigazione infinita in che si innamora ognuno che l’ha fatta una volta nella vita.  Forse, questa strada e` proprio un mare infinito con delle meravigliose rive del nostro immenso paese. E` piu` profondo segui nella taiga, meno ricordi di tua casa, dei sorrisi degli amici, il tuo solito caffe` al balcone e la gatta appena svegliata, sembra che non erano mai esistiti.  

 

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Mi ha affascinato un ponte gigantesco attraverso il fiume Enisey, e` una enorme citta` di Krasnoyarsk tutta alta e grande al centro con delle case private attorno, che lo abbracciano come le ali. E` un peccato che non la visitiamo, negli itinerari turistici i treni si fermano a Krasnoiarsk, pero` un viaggio in treno “Tsar’s Gold”, avrebbe costato due o tre volte di piu` e forse non sarebbe presente quest’atmosfera esotica e romantica con dei simpatici vicini di Mariinsk che offrono alle spagnole un po` di vodka con il lardo.   
Vado a controllare cosa fanno i miei: qualcuno gioca a carte, qualcuno legge, altri dormono ancora da pranzo, ma sento ancora qualcuno parlare lo spagnolo dall’altra parte del vagone.  Con la mia grande sorpresa scopro che con noi stanno viaggiando delle ragazze da Chile (!) che anche loro fanno la via transsiberiana, ma da sole. Le chiedo come hanno imparato ad aprire i lettini, come hanno capito dove si poteva prendere l’acqua calda, dove si potevano comprare i souvenir per andare a fumare… E lro mi ridono e alzano le spalle – anche loro sicuramente sono molto contente di conoscermi, mi raccontano come una volta hanno sbagliato l’orario dell’arrivo del treno, infatti non erano scese a Ekaterinburgo, e quindi hanno preso gli zaini e aspettavano di uscire quando si sono rese conto che per uscire mancava ancora un giorno di strada. L’hanno capito dalla spiegazione del capo del treno che parlicchiava l’ingese. Dico alle ragazze che esistono dei treni che vanno fino a Vladivostok. Lo trovano sulla cartina e fanno un lungo sospiro.
– In quel treno daranno a tutti dei grandi becchi, come quelli nel Medioevo durante il periodo di peste…
– Perche`?
– Come perche`? Li manca la doccia, cosa respireranno, secondo te??

 

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Parlo alle ragazze della Russia e loro mi parlano del Chile, anche se non conosco i nomi delle citta` cilene e  loro invece si divertono a pronunciare “Vsevolozhsk”. Ogni tanto per il vagone passano dei ragazzi quasi ubriachi e seminudi, gridando “NO PASARAN!”, vado a comunicarlo alla cuccettista, perche` vogliamo propria fare a meno delle avventure. Ma improvvisamente uno di loro si ferma incantato, ammirando Gladis, la ragazza chilena. Purtroppo, non faccio in tempo a fotografarlo, il cuccettista porta via il nostro cavaliere.
Ricevo un messaggio dalla mamma, mi dice che fra poco passeremo le citta` di Kansk, stazione Ilanskaya e il villaggio omonimo, la citta` di Nizhneudinsk, dove mio papa` aveva passato 5 mesi nell’armata rossa. Li, dietro le case che si vedono lungo la strada si nascondono delle cascate, grote e una ricchissima storia dei cosacchi.

 

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Da quel settembre quando non riesco ad addormentarmi non conto le pecore, e neanche i turisti, ma immagino di passare per la infinita Siberia, la terra che per tanti anni era considerata il luogo delle morte metaforica. Anche oggi una delle ragazze, Lorena, scherza del tuo esilio in Siberia dalla lontanissima citta` cilena Coyhaique, guardando sulla cartina quanta distanza hanno gia` passato.  
Dopo aver contato tutti gli esiliati, mi addormento subito e mi sveglio gia` all’arrivo a Irkutsk. Sono passati 5800 km da San Pietorburgo. Sento i ragazzi di ieri, probabilmente appena svegliati anche loro ad insegnare a Ramiro la lingua russa.  
Alla stazione ci aspetta gia` la nostra incredibile guida siberiana del nome Polina che riesce subito ad accogliere il nostro gruppo e dare alcuni ordini ai facchini che cominciano a trascinare le nostre valigie al pullmino. I miei turisti prima un po` rannuvolati all’inizio cominciano a brontolare qualcosa ma dopo il buonissimo caffe` e colazione abbondante diventano sereni e ci sorridono.  
E da quel momento la sensazione che tutto cio` e` irreale non mi lascia piu`! Fra un’ora vedro` Baikal! Andiamo nel famosissimo luogo dove nasce il fiume Angara e le spagnole godono la spiegazione di Polina nel suo accento, pure come le acque del lago Baikal. Finalmente davanti a noi si apre il panorama al piu` profondo lago del mondo… E ascoltiamo la classica leggenda della nascita del fiume Angara: il padre Baikal non la voleva lasciar andare, ma lei si innamoro` di un bellissimo fiume Enisey e riusci` a scappare. Correndo, il Baikal batto` sulla vecchia collina e ne stacco` una roccia, buttandola dietro la figlia scappante, sperando di attraversarle la strada. Ma era troppo tardi. Angara era gia` lontano. E da quei tempi la roccia rimane li.  

 

 

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Poi andiamo al museo del lago Baikal e a vedere le foche siberiane dove sorvegliamo una bellissima foca. E solo un’ora dopo ne vediamo un’altra, pero` gia` libera, la ammiriamo da lontano, facciamo un giro in battello, dove tutti ci facciamo quieti e sereni. Baikal appare veramente un organismo vivo che ha una grande potenza e anche il carattere unico. In inverno, quando il lago e` ghiacciato per qualche giorno “respira” ancora – e` il movimento del ghiaccio che fa un rumore tipico. Sembra il battito del cuore.   

 

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L’acqua nel lago e` talmente trasparente che le pietre e le alghe si vedono alla profondita` fino a 40 metri. Di solito succede in primavera, quando l’acqua nel lago e` di color blu. In estate e in autunno invece quando nell’acqua riscaldata dal sole appaiono tantissimi organismi vegetali e animali, la sua trasparenza diminuisce fino a 8-10 metri e diventa verdastra. 

 

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Dopo il giro ci aspetta il picnic sulla riva del lago, preparato dai cittadini locali del paesino Listvyanka. I turisti sono molto felici e sorridenti e con grande curiosita` mi chiedono se il pesce, esposto al centro del tavolo e` il famoso “omul”. Si! C’e` omul’ affumicato e salato, scherziamo con Polina che godendo il gusto di questo buonissimo pesce si dimenticano tutti i problemi e le ferite dell’anima. 

 

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Splende il sole siberiano e noi andiamo nelle nostre casette di legno, l’albergo privato vicino alla riva. Polina ci da` un po` di tempo per fare la doccia, cambiarci ed prepararci ad avere altri piaceri della vita.

 

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Baikal non si vede dalla finesta della camera, ma si sente in aria. Scendiamo sul lago e andiamo a vedere un mercato tipico – ci sono le famose erbe medicinali di Baikal, dei liquori, le tisanee, le figure dei magi pagani, i loro tamburelli, le pietre semipreziose e anche i souvenir tradizionali russi. 

 

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Essendo sulla riva di Baikal ti senti veramente alla fine del mondo. Avrebbe dovuto deprimerti con la sua dimensione e grandezza – e` talmente grande, libera e misteriosa, – invece ti rende piu` grande.  
Con il funicolare arriviamo alla cima della collina e vediamo il piu` classico panorama di Baikal.  

 

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Ricevuto un messaggio dalle mie nuove amiche chilene: mentre noi facevamo delle passeggiate lungo il lago, loro ci hanno fatto un bagno! “Anche se tutti ci guardavano come se fossimo matte!” Ci mettiamo d’accordo di vederci la sera dopo che avro` organizzato la cena il mio gruppo, avro` ucciso tutte le zanzare nelle loro camere, avro` trovato della medicina contro l’insonnia e avro` detto un paio di parole russe al nipotino di Delia.  
Scendo dalle colline del nostro albergo “la perlina di Baikal”, ammirando le stelle e cercando di non cadere. Sono le nove, ma tutto il paese di Listvyanka e` immerso nel buio completo. Come al solito, in quel momento scarica la batteria del cellura e mi rendo conto che sono persa in Siberia, cercando il negozio con l’immagine di “una piccola foca siberiana”, come mi avevano spiegato le mie tre amiche chilene. Fra venti minuti le trovo a ballare sulla tavola proprio sulla riva del lago, ascoltano delle canzoni latinoamericane e sembrano proprio contente della vita. Sento le onde di Baikal e mi sento felice anch’io. Fra un po` arriva la Natasha, che indossa tre maglioni di lana e il cappello, comprato a Barabinsk. Se non balli sulla tavola, cominci veramente a sentire il freddo. Torniamo in albergo in macchina con un tassista siberiano, vestito in abito sportivo e le ciabatte, ci racconta di Baikal: “Oggi sono molti moscoviti e sanpietroburghesi che vengono da noi, vogliono fare le vacanze sul mare e poi dicono che rimangono delusi, perche` non c’e` il servizio europero, non c’e` niente… E` brutto. Perche` Baikal e` un luogo speciale, c’ha l’anima!!!” Colpita dal suo discorso, lo traduco a Natasha. Poi rimaniamo ancora a chiacchierare con Sergey che ci parla dei vantaggio degli uomini russi rispetto ai boliviani…  
Il prossimo giorno andiamo in un villaggio turistico siberiano, ricostruito dalle vecchie case tipiche, si trova sulla riva di Angara e si chiama Tal’zi. Dentro le casette di legno si sente la vera atmosfera siberiana dell’inizio del secolo scorso, anche le foto sulle pareti sembrano intatte.  

 

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Dopo Natasha si fa fotografare con dei bambini russi…

 

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Facciamo una passeggiata per il centro di Irkutsk sotto il sole e visitiamo delle chiese, simili a quelle che si assocciano alle fiabe tradizionali russe, mentre la nostra guida di oggi, l’insegnante di Polina ci racconta molto dettagliatamente dell’ortodossia russa. 

 

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Io, avendo studiato alla facolta` di lettere, sono attirata dal museo dei dicembristi russi. Tante famiglie esiliate in Siberia nell’Ottocento dopo i lavori forzati erano venute qui, e noi abbiamo visitato due case dove hanno vissuto i principi Trubetskoy e Volkonskiy.   E` una casa molto accogliente, infatti, l’atmosfera sembra proprio viva, le famiglie anche in esilio continuavano ad organizzare delle serate musicali e la padrona allestiva il giardino, piantando pesino gli ananas!! Abbiamo fatto tardi al concerto dove servivano lo spumante e quindi ascoltavamo delle romanze dietro la porta, erano meravigliose, ci portavano all’epoca del passato. Nonostante che molti mobili siano rifatti e raccolti dalle altre collezioni ci regna la magnifica presenza delle famiglie dei nobili, e si sente in aria la mancanza di San Pietroburgo a che pensavano ogni giorno in esilio.  

 

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Ceniamo e pernottiamo a Mariott, faccio una lunga passeggiata per il centro in cerca delle fascie e pomate per Ana che si era inciampata. Faccio una foto di Natasha nelle betulle. 

 

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Le parti precedenti:

gli Urali

Novosibirsk

 

Le parti seguenti:

Ulan-Bator (parte 1)

Ulan-Bator (parte 2)

Cina

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