La Transiberiana con Svetlana (Cina – parte 1)

Finalmente mi sveglio in Cina.  
Tutta la notte stavo elaborando la teoria di come si potrebbe spiegare ai cinesi che avremmo bisogno dell’aiuto dei facchini, ma per fortuna qui e` gia` arrivata la civilta`, dappertutto ci sono delle scale mobili, degli ascensori, fa caldo e ci accompagna sempre il sole. Siamo a Běijīng, cosi` si chiama Pechino.
La nostra guida Hao con un sorriso professionale ci porta al pullman e da` tutta l’informazione standard. Fa veramente caldo ed io, togliendo i vestiti “mongoli” penso se ho qualcosa di piu` leggero per quest’estate cinese. Andiamo a fare colazione che e` servita a buffet, ci sono piu` di tredici piatti diversi che pero` hanno piu` o meno lo stesso gusto. Dopo di che Hao ci da` la password da wi-fi e ci chiede di aspettare un quarto d’ora – l’autista ha bisogno di riposo dopo il mangiare, altrimenti si addormenta al voalnte. Anche wi-fi ha lo stesso gusto, il facebook e instagram sono proibiti, Hao dice che al Governo cinese non sono piaciute alcune frasi in rete.   

 

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Ci dirigiamo verso la Citta` Proibita – il piu` grande complesso architettonico dei palazzi nel mondo. Hao corre prima di noi e fa la spiegazione da audioguida, sembra che se lo fermi per un momento, riuscira` sempre a ripartire dallo stesso secondo. Le signore spagnole erano gia` state in Cina e fanno molte domande, Hao con grande maestria prende un file con informazione necessaria proprio dalla testa e le da` delle risposte chiare e serene. La famiglia boliviana guarda tutto con incredibile indifferenza, ovviamente, la loro realta` e` talmente diversa da questa che e` l’unica reazione possibile. Suona la musica alta dagli altoparlanti e noi sorvegliamo il cambio di guardia.  
La mia esperienza di comunicazione con la nazione cinese e` assai strana, all’Ermitazh reagisco proprio come una famiglia boliviana: quando il gruppo cinese cerca di calpestare il mio gruppo dei turisti, attraverso me e tutti i pregiudizi puoi solo meravigliarti. Anche se i miei colleghi parlavano sempre diversamente dei cittadini di Pechino, vanno avanti calpestandoti, ma con un sorriso e le scuse.  

 

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Non sento piu` cosa spiega Hao della citta` proibita, penso al famoso film di Bernardo bertolucci: la Citta` Proibita e` uno Stato dentro l’altro dove da piu` di dieci mila anni esiste la vita ancora piu` intensa di quella di fuori. E` interessante che il Governo cinese fino all’ultimo momento cercava di conservare l’ultimo nucleo della antica cultura cinese dentro la piccola citta` proibita. Mentre Lenin faceva gia` i suoi discorsi sul carro blindato e in Europa andava sempre avanti l’industrializzazione, l’ultimo imperatore cinese Pu Yu regnava nel suo piccolo mondo immaginato.

 

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Hao sta sempre in silenzio e sorride, sempre come una vera audioguida. Le nostre guide russe avrebbero sfruttato il tempo degli ingirghi per parlare dei problemi sociali, del passato e del futuro del paese, ma Hao solo risponde alle domande come il Google o la Wikipedia che tra l’altro sono parzialmente bloccate qui in Cina
Facciamo una passeggiata e poi andiamo a cena. Da una parte nell’architettura si vede il passato del campo socialista – qualcosa simile allo stile impero staliniano con l’impatto cinese. In periferia si intravedono delle case gialle prefabbricate con delle piccole aiuole attorno. Dall’altra parte pero` e` presente lo stile hi-tech, il metro e` proprio afonico, rispetto al nostro, delle autostrade moderne e i famosi grattacieli.    
Un’altra cosa che mi rimane in mente sono i profumi – la mescolanza dello smog con la salsa agrodolce dalle bancarelle con il cibo tipico, l’odore delle rose ancora fiorenti con il “Dolce&Gabbana” finto.   

 

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La cena e` servita al ristorante del grande centro commerciale, i turisti con un gran appetito assaggiano la famosa anatra alla pechinese, il tavolo e` ricco di piatti caratteristici. Il termine “la cucina cinese” praticamente non esiste c causa del gran numero dei piatti tipici regionali, ma un piatto tipico di una provincia puo` essere presente nell’altra senza nessuna gelosia dalla parte dei campanilisti.   

 

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I turisti rimangono pensierosi e parlano sempre del shopping, sognano di seta cinese, perle e creme miracolose contro le rughe. Vicino al reparto delle coperte di seta dove la commessa sorridente parla della dura vita dei setaioli, c’e` l’ingombro dei vasi, ventagli, statuette di varie forme e dimensioni. 

 

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Mi sento un po` strano, ma aspetto con pazienza cinese. Finalmente andiamo al Tempio del cielo, attraverso un magnifico parco, pieno di gente di tutte le eta` che giocano a tennis, badminton, scacchi, e ballano all’aperto. 

 

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Si sente la musica interpretata dagli orchestri degli anziani che suonano stranissimi strumenti musicali. E ci lasciamo portare dalle bellissime melodie del week-end cinese. Le strade sono pulite, l’erba e` ben tagliata e l’architettura continua a sorprenderci. Le linee dei muri si rompono e cio` li rende ancora piu` dinamiche. Poi finalmente ci immergiamo nelle splendide sfumature del blu – si vede il Tempio del Cielo. 

 

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Il suo altare e` l’unico nel mondo, e` composto da varie file di piastre di marmo. La quantita` e` un multiplo di 9, perche` questa cifra simbolizza il massimo potere nella filosofia cinese. Leggo nella guida che se ti metti al centro della piastra superiore, sentirai la forte risonanza, anche le parole dette a voce bassa sembrano piu` maestose. E noi ridiamo maestosamente sui bambini che cercano di fare una foto ideale con l’aiuto di selfie-stick e sorridiamo a una bella donna cinese che si fa fotografare di fronte alla cupola del Tempio come se fosse il suo cappello.  
E ora e` il tempo di andare al Grande Muro, fa sempre piu` caldo, anche se non lo sembra agli spagnoli e boliviani. Hao fa sempre l’audioguida, chattando su whatsapp che non e` proibito in Cina. Dalla sua spiegazione riesco a percepire solo che la costruzione del muro comincio` ancora nel III secono avanti Cristo nei tempi dell’imperatore San Shi Huangdi  con lo scopo di proteggere lo stato dalle tribu` estranee. E` difficile immaginare ma nella costruzione del muro prese parte la quinta parte della popolazione della Cina di una volta, cioe` circa un milione di persone. La particolarita` era che ogni torre doveva essere visibile dalle altre due torri adiacenti. Cio` permetteva di scambiarsi dei messaggi con il fumo e fuoco.  

 

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Delia e Ana ammettono che dall’altro ingresso si vede il panorama migliore (lo stesso paragone era pero` dei vagoni del treno e tante altre cose), comunque Hao rimane sempre impassibile. Dopo la mia salita su Machu Picchu in Peru` la conquista del Grande Muro non mi sembra talmente difficile, ma purtroppo abbiamo solo due ore per salire e scendere. Salgo con Oscar e Maria che e` talmente corraggiosa di fare le scale che sembra che per lei significa un po` piu` di una solita salita.  

 

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La maggioranza dei turisti sono cinesi, Mao Tse Tung una volta disse che uno non puo` chiamarsi cinese se non aveva visitato il Grande Muro. Fu eretto da migliaie dei soldati e dei semplici contadini, sta proprio sulle ossa, tanti ne hanno pagato la vita e a titolo di una leggenda si racconta che alcuni erano murati dentro. Si considerava che le anime dei morti avrebbero potuto impaurire dei nemici. Un’altra leggenda invece dice che c’era un dragone focoso che faceva vedere la strada della costruzione del muro. Dopo tutte le atre storie preferisco di credere in dragone.

 

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Io e Natasha intanto facciamo un selfie nelle migliori tradizioni cinesi… 

 

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Le parti precedenti:

Ekaterinburgo

Novosibirsk

Irkutsk e Baikal

Ulan-Bator (parte 1)

Ulan-Bator (parte 2)

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